Il Monastero di S. Anna a monte: origine e storia.

Cultura

(Nina Vellucci) L’antico monastero di Sant’Anna de Aquis Vivis, cioè S. Anna dalle acque vive, per le acque che vi sgorgano perenni, è una struttura angioina dell’antica diocesi di Carinola. Conosciuta come S. Anna a Monte, edificata sul monte Crestagallo, ai cui piedi si estende Mondragone. Intorno al 1300, su questo monte, si erano stabiliti alcuni eremiti che avevano edificato alcune celle ed una piccola chiesa dedicata a S. Anna.  Vivevano di elemosina ed in povertà. La regina Sancia, moglie di Roberto d’Angiò, era proprietaria di queste terre, ricevute in donazione dal marito con la promessa di non concederle mai in feudo. Siccome era una donna molto religiosa, decise di aiutare il capo della piccola comunità di eremiti, Benvenuto da Sarzana, che nel 1325 si rivolse alla regina per avere in concessione del terreno da coltivare per il sostentamento della comunità. La regina, dopo essersi  accertata delle effettive condizioni di povertà in cui vivevano gli eremiti, concesse loro dodici moggia di terreno incolto. Grazie a tale donazione, la comunità poteva vivere senza il bisogno di elemosinare ogni giorno. Con la morte di Benvenuto da Sarzana, avvenuta diciassette anni dopo, gli eremiti decisero di darsi una regola e di costruire altre strutture per accogliere chi voleva condividere la loro esperienza. Un loro superiore, fra’ Giovanni da Trupparellis di Sessa, donò il cenobio al Sacro Speco di Subiaco e gli eremiti si posero sotto la Regola benedettina. Preferirono la protezione del lontano Speco Subiaco piuttosto che del vicino Monastero di Montecassino. Non se ne conoscono i motivi, probabilmente per evitare competizioni col monastero di S. Mauro all’Oliveto, vicino al monastero di S. Anna, forse per garantirsi una maggiore autonomia. Nel 1342 fra’ Pietro da Velletri, che divenne poi priore del nuovo monastero, e fra’ Giacomo di Sicilia chiesero al Vescovo di Carinola, Bonagiunta di Perugia, di edificare nuove strutture. Il Vescovo diede loro il permesso in cambio di un censo annuo di un tareno d’oro e dieci di grana, inoltre chiese la quarta parte dei beni immobili dei donatori, in caso di avvenuta morte. Il nuovo monastero crebbe sempre più, grazie alle molte donazioni che affluivano da parte dei cittadini in cambio di messe per i loro defunti o per la salvezza dell’anima. Persino i reali angioini elargivano annualmente una somma di denaro per il monastero. Nel 1467 il cardinale Giovanni de Torquemada, commendatario del monastero, sottrasse S. Anna dalla giurisdizione di Subiaco per affidarla a Montecassino, determinandone  un lento regresso. Abbandonata a se stessa, nonostante il tentativo di salvarla da parte di alcuni abati, con restauri e nuove decorazioni, ormai i fedeli avevano perso interesse, prestando la loro attenzione verso altre chiese più vicine. L’intera collina fu poi comprata da don Alfonso Gambati, che edificò nuove strutture e fece piantare vigneti. Il monastero di S. Anna , fino agli anni 80, era stato di proprietà di privati che poi lo donarono alla Diocesi di Sessa Aurunca. La struttura è in pietrame calcareo, ad eccezione della colombaia che pur avendo una base in pietra, è realizzata in mattoni. I paramenti  murari sono allestiti in ricorsi orizzontali periodici (cantieri) con pezzame rustico in genere disposto su tre allineamenti, pareggiati con l’utilizzo di materiale minuto. Al presente  necessita di lavori di restauro e di ristrutturazione.  Invitiamo l’amministrazione comunale a porre l’attenzione sulla valorizzazione di tali beni. Sarebbe  un incentivo per il turismo e la conservazione delle nostre tradizioni  religiose e culturali.